Nota Stampa – ANGAC Conf. PMI Italia. Bari, distributore senza certificato antincendio: la Kuwait Petroleum scarica colpe, ma restano le sue gravi responsabilità
Roma, 1 ottobre 2025 – ANGAC Conf. PMI Italia non può restare in silenzio davanti all’ennesimo episodio che mette in luce l’arroganza delle grandi compagnie petrolifere e le gravi falle nei sistemi di controllo amministrativo.
Il caso del distributore di Bari, in Corso Alcide De Gasperi 374, oggi senza certificato antincendio, non è solo una disputa contrattuale tra Kuwait Petroleum Italia e il gestore: è la dimostrazione plastica di come un colosso multinazionale pensi di poter imporre decisioni unilaterali sulla pelle di imprenditori locali, lavoratori e cittadini.
La revoca del certificato antincendio, a seguito della scelta della compagnia di rinunciare al titolo abilitativo, ha determinato la chiusura immediata dell’impianto per ragioni di sicurezza. Ma la domanda resta: com’è possibile che un marchio internazionale, con strutture legali e tecniche imponenti, gestisca in maniera così superficiale un procedimento tanto delicato?
Mentre si litiga nelle aule dei tribunali, 12 dipendenti rischiano il posto di lavoro e un intero quartiere si trova di fronte a un impianto chiuso, coperto con teli neri che nascondono il logo Kuwait, simbolo di un fallimento gestionale ed etico.
Per ANGAC Conf. PMI Italia, questa vicenda evidenzia almeno tre aspetti gravi:
1. Arroganza contrattuale: la compagnia pretende la restituzione dell’impianto, scaricando ogni responsabilità sul gestore, senza considerare le conseguenze occupazionali e sociali.
2. Lacune amministrative: la gestione del certificato antincendio e del titolo autorizzativo dimostra una leggerezza inaccettabile da parte di chi dovrebbe garantire la piena conformità alle norme di sicurezza.
3. Totale assenza di visione industriale: smantellare un impianto senza un piano chiaro di riconversione o rilancio equivale ad abbandonare territorio e comunità locali.
ANGAC Conf. PMI Italia ribadisce che i gestori non sono sudditi delle compagnie ma attori centrali di una filiera che deve poggiare su regole chiare, rispetto reciproco e responsabilità condivise.
La vicenda di Bari sarà seguita con attenzione e diventerà banco di prova per chiedere a istituzioni, autorità di vigilanza e politica un impegno concreto: mettere fine a pratiche arroganti, garantire trasparenza amministrativa e tutelare i lavoratori.
Perché la sicurezza e la dignità imprenditoriale non possono mai essere merce di scambio nei giochi di potere delle multinazionali.
