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Una narrazione da rileggere con attenzione4 Agosto 2025 – ANGAC Conf. PMI ITALIA

Tra le righe dell’editoriale di Staffetta Quotidiana e nel recente memoir Il mestiere dell’Antitrust di Alessandro Noce (Nerbini Editore, collana L’economia a più voci, maggio 2025), si delinea un racconto seducente: quello dell’Autorità Garante della Concorrenza come protagonista virtuoso nella modernizzazione del settore carburanti.
Un racconto che, però, merita di essere riletto con occhi meno indulgenti.
Nel libro, Noce – già dirigente dell’Antitrust e oggi Direttore Generale per i Mercati e le Infrastrutture Energetiche presso il MASE – ripercorre, con toni personali e talvolta celebrativi, le trasformazioni avvenute nella rete distributiva italiana. Eppure, dietro le parole misurate e i ritratti suggestivi, emerge un’omissione grave: l’assoluta mancanza di consapevolezza, o peggio, di volontà, di affrontare le distorsioni contrattuali che hanno strangolato i gestori.
La narrazione proposta si ferma alla superficie: si esalta il “modello concorrenziale” come simbolo di efficienza e pluralismo, si accenna quasi per sbaglio ai danni collaterali, la frammentazione contrattuale, il caos normativo, le frodi diffuse, e si accetta con rassegnazione una realtà dove la liberalizzazione è diventata sinonimo di abbandono.
Ma la domanda vera è: chi ha vigilato sulle conseguenze di questo modello?
• Chi ha verificato l’impatto sistemico dello smantellamento del modello concessorio?
• Chi si è fatto carico delle ricadute sociali di una rete affidata all’anarchia contrattuale?
• Chi ha garantito che liberalizzazione non coincidesse con precarizzazione?
L’Antitrust ha promosso una trasformazione radicale, ma non ha presidiato i suoi effetti. La moltiplicazione incontrollata delle formule contrattuali – comodati, appalti, convenzioni spurie, ha generato una giungla di rapporti opachi, dove il gestore è diventato l’anello debole, ostaggio di compagnie sempre più forti e sfuggenti.
Il risultato è stato un sistema esposto a infiltrazioni illecite, abusi contrattuali, dumping economico. E tutto questo è avvenuto sotto lo sguardo distratto, o forse complice, delle istituzioni. Oggi, se il settore fatica a riformarsi, non è per colpa della categoria, ma per l’assenza di una regia politica e industriale che avrebbe dovuto accompagnare e regolare il cambiamento.
Ciò che emerge, dunque, non è solo una diversa lettura dei fatti, ma una contestazione profonda del paradigma stesso che ha guidato la liberalizzazione del comparto carburanti. L’Antitrust non ha solo aperto il mercato: ha disegnato un nuovo ordine, senza preoccuparsi dei suoi fondamenti giuridici, sociali ed economici.
Per questo ANGAC – Conf. PMI ITALIA invita i lettori e i decisori a non fermarsi alla superficie delle celebrazioni. Dietro ogni “liberalizzazione” si nasconde una scelta politica, e ogni scelta politica ha conseguenze. Ignorarle, ridurle a “effetti collaterali” o a semplici errori di rodaggio, significa legittimare un fallimento sistemico che ha minato le fondamenta stesse della rete distributiva.
Rileggere oggi quelle scelte non è solo un esercizio di memoria: è un atto necessario per ricostruire un futuro più giusto, più trasparente, più sostenibile per tutta la filiera. E per ridare finalmente voce e dignità a chi, in quella filiera, lavora ogni giorno.