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Riforma carburanti: un’attesa infinita mentre i gestori restano schiacciati

ANGAC Conf. PMI ITALIA
C’è qualcosa che non torna, ed è sotto gli occhi di tutti. Mentre il settore energetico globale vive una fase definita “storica”, in Italia i gestori carburanti continuano a pagare il prezzo più alto: riforme annunciate, promesse ripetute, tavoli aperti e mai chiusi. Il risultato è sempre lo stesso: immobilismo.
Le osservazioni del presidente UNEM, Gianni Murano, arrivano puntuali e lucide su raffinazione, rete e carburanti gassosi. Ma ancora una volta fotografano un sistema che discute molto e decide poco. Soprattutto, un sistema che ascolta alcune voci e ne ignora altre: quelle della base, dei gestori, di chi ogni giorno tiene in piedi la rete.
Il paradosso è evidente. A livello globale l’energia costa meno, la domanda cresce, le rinnovabili non coprono neppure l’aumento dei consumi. Eppure in Italia i prezzi restano più alti della media europea. Non per fatalità, ma per scelte politiche e fiscali precise, spesso subite e mai realmente discusse con chi opera sul territorio.
Sui carburanti gassosi il quadro è ancora più emblematico. Biometano e GPL fortemente incentivati, ma con risultati modesti e, nel caso del GPL, con una dipendenza strutturale dall’estero. Incentivi che non rafforzano il sistema Paese e che, ancora una volta, non portano benefici concreti ai gestori.
Si parla di libertà tecnologica, ma nei fatti si continua a spingere una narrazione unica, ignorando soluzioni intermedie e pragmatiche. I biocarburanti potrebbero essere una risposta reale, ma servono regole chiare.
Sulla razionalizzazione della rete si dice tutto e il contrario di tutto. È vero: si può fare anche senza nuove leggi. Alcuni Comuni lo dimostrano. Ma allora perché non si va avanti? Perché manca il coraggio politico di affrontare il tema in modo strutturale, condiviso e trasparente.
Nel frattempo la rete resta frammentata, i gestori compressi tra costi crescenti e margini ridotti, e la riforma resta ferma nei cassetti dei ministeri.
Sulle accise non servono grandi analisi: aumentano, e con loro i prezzi. L’Italia continua a detenere un primato poco invidiabile, mentre si evita accuratamente di aprire un confronto serio su una fiscalità più equa e sostenibile per tutta la filiera.
Il punto politico è uno solo. Su temi cruciali come raffinazione, rete e transizione energetica, il MIMIT tende ad ascoltare solo una parte del settore. Le associazioni che rappresentano i gestori, la rete reale, quella fatta di imprese e famiglie, restano spesso ai margini.
ANGAC Conf. PMI ITALIA lo dice con chiarezza: senza il coinvolgimento vero della base, ogni riforma sarà debole, tardiva e destinata a fallire. Non servono altre analisi, servono scelte. E soprattutto serve rispetto per chi, ogni giorno, garantisce un servizio essenziale al Paese.
Il tempo delle attese è finito. Ora o si cambia metodo, o si continuerà a chiamare “transizione” quello che, nei fatti, è solo un lento arretramento.