HVO, il grande inganno: aumenta come il gasolio fossile e ci raccontano che questa sarebbe la transizione
Ci era già parso evidente nei giorni scorsi e oggi lo ribadiamo con ancora maggiore forza: l’aumento del prezzo alla pompa del gasolio HVO rappresenta una delle contraddizioni più gravi e meno raccontate dell’attuale sistema carburanti.
ANGAC Conf. PMI Italia lo aveva già denunciato.
Oggi, davanti all’ennesimo incremento, quella denuncia assume un contorno ancora più netto: se un prodotto dichiarato come alternativa rinnovabile al gasolio tradizionale finisce per seguire gli stessi scatti di prezzo del combustibile fossile, allora non siamo davanti ad una vera transizione energetica, ma ad una operazione commerciale travestita da svolta ecologica.
L’HVO non è petrolio.
Non nasce dal greggio.
Non dovrebbe quindi essere trascinato, quasi automaticamente, nelle impennate di prezzo che accompagnano le tensioni internazionali legate agli idrocarburi.
E invece accade proprio questo.
Appena il mercato del petrolio entra in fibrillazione, sale anche il prezzo dell’HVO.
Non perché sia cambiata la sua natura.
Non perché la sua produzione dipenda direttamente dal conflitto che agita le aree petrolifere del mondo.
Ma perché il mercato ha deciso di trattarlo come un gemello del gasolio fossile, dentro una dinamica che nulla ha a che vedere con la coerenza industriale e molto ha a che vedere con la convenienza economica.
È qui che emerge il punto politico e strutturale della questione.
Il prezzo finale dell’HVO non è determinato solo dal costo della materia prima.
Dentro ci finiscono accise, IVA, logistica, disponibilità di feedstock, pressione della domanda e, soprattutto, le aspettative del mercato.
Tradotto in parole semplici: basta che il petrolio si agiti, basta che il clima internazionale si faccia teso, basta che si crei l’aspettativa di un rialzo, ed anche un prodotto non fossile viene spinto verso l’alto.
Questa non è una legge della chimica.
È una scelta di sistema.
È il frutto di una formazione del prezzo opaca, autoreferenziale e sempre più scollegata dalla reale natura dei prodotti venduti.
E allora la domanda diventa inevitabile:
di quale transizione energetica stiamo parlando, se perfino un carburante rinnovabile viene prezzato con la stessa logica speculativa del gasolio tradizionale?
Per ANGAC Conf. PMI Italia questa è la vera anomalia.
Ed è una anomalia che colpisce due volte.
Colpisce i consumatori, perché li costringe a pagare di più anche quando scelgono, o credono di scegliere, una soluzione alternativa.
E colpisce i gestori, che ancora una volta si ritrovano in prima linea a subire le proteste per prezzi che non determinano, dentro un sistema in cui la rete finale viene esposta al malcontento pubblico mentre i veri meccanismi di costruzione del prezzo restano lontani dagli occhi dell’opinione pubblica.
Il paradosso è tutto qui:
si racconta ai cittadini che l’HVO sarebbe uno strumento utile alla decarbonizzazione, ma poi lo si lascia incatenato alle stesse dinamiche commerciali e speculative del gasolio minerale.
Così la cosiddetta transizione perde credibilità, perché appare non come un percorso serio verso un modello diverso, ma come un cambio di etichetta dentro lo stesso schema di mercato.
ANGAC Conf. PMI Italia ritiene che su questo serva una riflessione pubblica vera, scomoda e non più rinviabile.
Perché non è accettabile che prodotti profondamente diversi per origine e funzione economica vengano trascinati negli stessi automatismi di prezzo, come se fossero identici.
Non è accettabile che il consumatore venga confuso.
E non è accettabile che ogni volta si usi la parola “transizione” per coprire meccanismi che assomigliano molto di più ad una distorsione che ad una riforma.
La verità è semplice:
finché l’HVO verrà trattato come il fratello gemello del gasolio fossile, continueremo ad assistere ad aumenti che con la sua natura reale hanno poco o nulla a che vedere.
E allora qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirlo con chiarezza:
questa, più che transizione energetica, rischia di diventare la sofisticazione semantica di un vecchio mercato che cambia linguaggio ma non cambia metodo
